15 Luglio 2019 fzoccheddu

VALORI PRESSORI E FLUSSO EMATICO DURANTE L’ATTIVITÀ FISICA

L’attività sportiva genera un adattamento organico, principalmente attraverso il flusso ematico e la pressione.
Intervenendo con una corretta attività fisica e valutandone i relativi adeguamenti cardiocircolatori, si può attuare un tipo di allenamento con il fine di prevenzione o miglioramento di alcuni stati ipertensivi.

Durante l’attività fisica il cuore asseconda le richieste di maggiore ossigeno con cui il sistema energetico aerobico ossida i substrati energetici, ma soprattutto amplifica il flusso ematico sino a tredici volte rispetto alla condizione di riposo.
Mentre il muscolo lavora avviene sia un aumento di afflusso sanguigno sia un deflusso in fase di contrazione, determinando la sensazione della fatica e conseguente incremento della pressione.

La pressione aumenta per fronteggiare la resistenza creata dalle compressioni sui vasi sanguigni rispetto al flusso ematico, ne deriva la constatazione che possa aggravare forme di ipertensione o sofferenze coronariche in considerazione del lavoro svolto dal muscolo cardiaco proporzionale all’esigenza di ossigenazione.

Le compressioni vascolari frequenti causano stanchezza ed accumulo di acido lattico in quanto ostacolano la rimozione dei cataboliti, visto che diventa difficoltoso il transito di ossigeno, rallentando perciò la glicolisi.
Tale processo è reversibile, chiaramente, e risulta diminuito nei soggetti allenati, ma resta il fatto che diventa sconsigliato a chi soffre di ipertensione. Il lavoro aerobico invece può migliorare le condizioni di tali individui oppure può prevenire peggioramenti. Infatti la circolazione periferica priva di resistenze, stimola il ritorno al cuore abbassando i livelli pressori. Inoltre il sistema energetico aerobico è implicato nell’eliminazione di quantità di sodio, attenuando il volume del flusso sanguigno e determinando stati ipotensivi.

Difatti per regolare il flusso stesso a livello renale si rilascia l’aldosterone, un ormone che permette l’assorbimento di sodio per poter rialzare il volume del flusso circolatorio nell’immediato. Viceversa durante il lavoro muscolare si attua il meccanismo miogenico ovvero quando il muscolo non reperisce l’aumentata quantità di ossigeno richiesta, rilascia delle sostanze vasodilatatrici che agiscono sui vasi di resistenza dilatando la costrizione subìta dal vaso sanguigno per mantenere costante il flusso ematico.

Perciò nella programmazione di una scheda di allenamento, bisogna essere certi che il soggetto che andiamo ad allenare sia o meno iperteso, se soffre di problemi cardiaci oppure no ed in relazione a tali dati si procede alla personalizzazione ideale anche sotto l’aspetto di prevenzione, in quanto il Personal Trainer è responsabile delle direttive allenanti indicate che debbono essere soprattutto idonee al cliente.

Concludo quindi dicendo che le attività di tipo anaerobico, massimale o ipertrofico, ed inoltre di tipo isometrico, sono da escludere per persone che soffrono di ipertensione, difficoltà coronariche e problemi vascolari quali ristagno venoso.

Auspicabile lo svolgimento invece di allenamenti di tipo aerobico, che hanno effetti positivi relativamente ai disturbi o patologie sopra riportate.

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